Il territorio della Provincia di Caserta racchiude in sé tutti gli elementi che rendono un territorio ricco dal punto di vista naturalistico e paesaggistico. L’area si estende dalla zona litoranea fino a quella montuosa del Matese, situato nel cuore della Regione Campania.
Se vero è che la Campania, per la varietà di condizioni ambientali, rappresenta una riproduzione in miniatura dell’intero mondo, sicuramente l’area del Casertano concorre fortemente a questa realtà.
La varietà del territorio porta con sé una diversità di flora che va dalla macchia mediterranea alle erbe officinali, robina, querce, castagneti, lecci, acero e carpino.
Tutta l’area è ricca di ampie zone coltivate a frutteti, vigneti, oliveti. Per quanto riguarda la fauna, infine, si va da quella tipica marina mediterranea, fluviale e lacustre fino a quella montana che vede la presenza di uccelli rapaci, lepri, faine, cinghiali.

reggia2Notizie su Caserta e la sua Provincia. La città di Caserta è situata nella pianura campana a sessantotto metri sul livello del mare, ai piedi del monte Tifata. È il centro più importante della zona chiamata Terra di lavoro ed è circondata da una delle più fertili regioni. La sua provincia è bagnata dal mare Tirreno tra il lago di Patria a sud e la foce del Garigliano a nord.
L’economia è in prevalenza agricola; produce infatti grano, mais, lupini, patate; è molto praticato l’allevamento dei bufali e bovini che trova condizioni favorevoli nei Mazzoni di Capua e nel basso Volturno.
Da questi fiorenti allevamenti deriva la possibilità di preparare formaggi di latte bovino fra i quali primeggiano le mozzarelle che sono sempre di bufala, anche se impropriamente il termine è usato per indicare il fior di latte e cioè quella sorta di mozzarella fatta con il latte di mucca.
Si tratta di un formaggio a pasta filante ottenuto da latte intero, confezionato immerso in panna o in liquido di governo per garantire una maggiore freschezza. Le mozzarelle di Caserta sono fra le più apprezzate e famose di tutto il meridione. Oltre ai latticini, base di questa cucina sono i legumi d’ogni specie, da mangiare da soli appena estratti dal pignatiello o con la pasta a completamento di una nutriente minestra.
I broccoli, passati in padella con congrua scorta di aglio e peperoncino, diventano i mitici friarelli. Le melanzane arricchite di mozzarella, formaggio grattugiato e sugo si presentano con la dignità della parmigiana; i peperoni arrivano quando possibile a tavola arricchiti da un ripieno di pan grattato, alici, capperi e ingredienti analoghi.
Sempre nell’ambito degli ortaggi ricordiamo i cardoni in brodo. Gli ingredienti sono: due grossi fasci di cardoni (gobbi), un litro e tre quarti di brodo di carne o pollo, due tuorli d’uovo, quattro cucchiai di parmigiano, due uova intere, sale e pepe e la preparazione, secondo un’antica ricetta, suggerisce di tagliare i cardoni in pezzi lunghi dieci centimetri, sfilacciandoli accuratamente. Poi, per non farli annerire, si mettono subito in acqua e limone. Si lessano in acqua salata a bollore per dieci minuti. Si fa bollire il brodo, vi si uniscono i cardoni ben scolati e si fa cuocere dolcemente il tutto per altri dieci minuti.
Si battono le uova intere più i due tuorli con il parmigiano, sale e pepe e, al momento di andare in tavola, si aggiungono ai cardoni e al brodo mescolando rapidamente per farle leggermente rapprendere. A tavola si aggiunge altro parmigiano.
Cucina povera che rispecchia la composizione sociale della gente di questa terra, mai entrata nel passato in contatto con l’opulenza della corte reale che pure a Caserta ha avuto la sua Reggia. La carne compare raramente sulle tavole, viene molto lavorata e insaporita con gli ortaggi e con l’origano, l’aglio, il peperoncino e i pomodori; cotta a lungo perché venduta fresca, appena macellata.
Il pesce è riservato alle grandi occasioni, cucinato spesso anch’esso con le verdure e cotto al forno. Anche i primi piatti vengono spesso conditi con le verdure, ma non mancano i condimenti a base di acciughe che si accompagnano sempre con aglio, prezzemolo e peperoncino o pepe.
Fra i dessert, oltre ai gelati e alle cassate veramente squisite, oltre ai dolci di importazione, ricordiamo la famosa mela annurca di cui il Casertano è ricchissimo, una mela di polpa bianca, compatta e croccante, di sapore dolce acidulo, aromatica e profumata.

reggia4Caserta cenni storici. Molte sono le tesi formulate sull’origine della citta’: alcuni storici la fanno discendere dall’antica Saticula, fondata dai Romani, altri fanno riferimento ad un insediamento da parte dei longobardi di Capua nell’VIII secolo.
Durante la dominazione Normanna, la città acquistò una certa importanza, innanzitutto perchè fu inclusa nel principato di Capua e poi perchè qui fu costruita l’Abbazia cassinese di San Pietro ad Montes e fu iniziato il Duomo.

Capoluogo di provincia (abitanti comune 68.000, ab. provincia 805.000) di origini recenti. Nacque infatti nel corso del 1700 nei pressi della maestosa reggia di Carlo III di Borbone e prese il nome dal vicino e antico abitato di Casertavecchia. La città è oggi un centro agricolo di rilievo grazie alla sua felice posizione geografica, si trova infatti ai margini della fertile pianura nota come Terra di Lavoro (dal nome degli antichi abitanti, i Leborini).

Storia. La città nacque e si sviluppò vicino alla splendida reggia di Carlo III di Borbone, costruita verso la metà del 1700.
A pochissima distanza da Caserta (7 km) esisteva però già una cittadina fondata dagli Etruschi nell’ VIII secolo a.C.: Capua. La zona in questione fu , tra il V e il IV secolo a.C., teatro di violenti scontri tra gli abitanti, i Greci e i Sanniti. Questi ultimi occuparono Capua nel 424, ma dovettero cederla un secolo dopo ai Romani.
Nell’ Ottocento d.C. i Longobardi invasero il territorio fondando la città di Casamirta (Casertavecchia). La zona fu assegnata in amministrazione al ducato di Benevento, poi al principato di Salerno e infine a quello di Capua. Quando i Normanni scesero in Italia Casertavecchia fu una delle prime città ad essere conquistate (1057).

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